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Fisiologia del gusto

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Impareggiabile «homme d’esprit», secondo la definizione di Balzac, Brillat-Savarin del cibo non coglie tanto l’aspetto edonistico ma soprattutto quello sociale ed è questo che rende la sua opera così moderna.

A cura di Michel Guibert
Traduzione di Roberta Ferrara
Lingua originale: francese
Titolo originale: Physiologie du goût

«Nel considerare i piaceri della tavola sotto i più diversi aspetti, m’ero reso conto da tempo che in questo campo c’era da fare qualcosa di meglio di un semplice libro di cucina, e che molto si poteva dire su funzioni così essenziali, così continue e che influiscono così direttamente sulla salute, sulla felicità e persino sugli affari. Una volta stabilita quest’idea madre, tutto il resto è venuto da sé: mi sono guardato intorno, ho preso appunti, e spesso, in mezzo ai più sontuosi banchetti, il piacere di osservare mi ha salvato dalla noia conviviale. Certo, per tener fede agli impegni che m’ero prefisso, ho dovuto improvvisarmi fisico, chimico, fisiologo e persino, in una certa misura, erudito». Pubblicata anonima nel 1825, la Fisiologia del gusto alterna a riflessioni sui cinque sensi, descrizioni e aneddoti, digressioni filosofiche e di costume, notazioni scientifiche. Impareggiabile «homme d’esprit», secondo la definizione di Balzac, Brillat-Savarin del cibo non coglie tanto l’aspetto edonistico ma soprattutto quello sociale ed è questo che rende la sua opera così moderna.

Anthelme Brillat-Savarin (1755-1826) magistrato, diplomatico, musicista. Rifugiatosi a Losanna, e poi a New York, nel 1794, rientrò due anni dopo in Francia e venne nominato Consigliere alla Corte di Cassazione. Scrisse saggi di carattere giuridico ed economico, ma la sua notorietà è legata alla Fisiologia del gusto, pubblicata l’anno prima della morte.

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